PELLICOLA
La pellicola è formata da un'emulsione fotosensibile stesa su un supporto trasparente.
I cristalli d'alogenuro d'argento seminati nell'emulsione, colpiti dalla luce, formano un'immagine latente che diventa visibile solo dopo un trattamento chimico.
Le pellicole in commercio si dividono in due gruppi: le
negative, dalle quali si otterranno stampe su carta fotografica, e le
diapositive
che saranno poi proiettate su uno schermo oppure stampate.
Le pellicole negative sono di due tipi: a colori, che sono composti da tre strati d'emulsione sovrapposti, ognuno dei quali sensibile a luci diverse, e in b/n.
Lo sviluppo e la stampa in b/n sono relativamente semplici e poco costosi rispetto alla negativa a colori.
Le pellicole invertibili o diapositive, sono sia a colori sia in b/n (anche se poco usate), e si possono stampare su carta fotografica.
Nelle pellicole negative piccoli errori d'esposizione si possono correggere in fase di stampa, nelle diapositive ciò non è possibile.

Ogni pellicola per impressionare bene un'immagine deve essere esposta alla luce per un tempo specifico, che varia secondo il grado di sensibilità.
La sensibilità
è la capacità della pellicola di reagire più o meno velocemente alla luce.
La sensibilità è espressa nella scala
ASA; più il valore numerico è alto, più la pellicola è sensibile.
I valori più comuni delle pellicole sono:
50 ASA
–
64 ASA
–
100 ASA
–
200 ASA
–
400 ASA
–
800 ASA
Una pellicola a 400 ASA richiede meno luce per essere esposta correttamente, rispetto ad una pellicola a 100 ASA, sempre a parità di tempo d'esposizione.
La sensibilità di una pellicola è legata alla dimensione dei granuli fotosensibili che compongono l'emulsione; maggiore è la sensibilità, maggiore è la grana e minore è la definizione dell'immagine.
La latitudine di posa
è la capacità dell'emulsione di compensare gli errori di sotto o sovra esposizione.
Le pellicole negative hanno un margine di tolleranza più ampio rispetto alle diapositive.