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1965 - AVVENIMENTI


Sulla scena politica italiana, troviamo i contrasti all'interno del PCI fra le due correnti di Amendola e di Ingrao, in casa socialista Nenni è intento a riunificare il Psdi.


Moro con il suo governo di centrosinistra emana i vari decreti sull'economia per evitare un tracollo annunciato,  mentre il suo ministro del Bilancio, La Malfa, persegue la sua politica restrittiva sul controllo dei redditi e ottiene qualche risultato, ma gli imprenditori reagiscono riducendo investimenti e quindi  produzione. I decreti provocano l'effetto boomerang. Aumenta la disoccupazione, proprio mentre salgono i prezzi e i capitali vanno all'estero.


Si apre il traforo del M. Bianco, che "deve" facilitare le esportazioni (i maligni dicono solo alla Fiat), ma la Francia entra in contrasto con la Comunità e a un mese dall'inaugurazione si ritira dalla vita della CEE. Al taglio del nastro, De Gaulle e Saragat hanno pochi sorrisi, la scena è glaciale più dei ghiacciai del M. Bianco che fanno da scenario.


Si inaugura il più grande centro siderurgico d'Europa a Taranto. Ma proprio nel momento più critico; con il Paese in piena recessione;  rispetto al '63 si registra un calo d'investimenti "pazzesco" del 35% e un calo di occupazione del 5,4%.


La Cassa del Mezzogiorno dovrebbe chiudere, ma gli stanziamenti, gli incentivi, gli sgravi fiscali sono appetitosi e con un colpo di mano la si proroga per altri quindici anni, fino al 1980. Una valanga di soldi che non incentivano le piccole e medie imprese, ma vanno ai gruppi di alta concentrazione di capitali, che realizzeranno pochissime imprese, costruiranno solo molte "cattedrali nel deserto". La maggior parte di queste sono tutte affette da bulimia di fondi quando nascono, e di anoressia quando sono finiti i fondi. Per anni dentro queste "cattedrali" il "rito" del lavoro è assente del tutto, tutti gli officianti spariti. Nel Sud salvo i due poli, Siracusa e Taranto (assorbimento di grandi capitali ma pochi posti di lavoro) il reddito pro capite rimarrà' in questo decennio due volte e mezzo inferiore a quello del Nord.  In questi anni il divario con il nord aumenta e la "malattia" del Sud da endemica inizia a diventare cronica e si allarga ad altri strati della popolazione.


Incentivati dalla possibilità di acquisto a rate, gli italiani riversano improvvisamente il loro reddito sul mercato dei consumi, in cui l'Italia è però carente; si verifica un grande balzo nell'aumento dei prezzi. Ora comunque l'italiano mangia di più (la pasta ormai è quotidiana, non per nulla viene inventato uno slogan di successo: "con Barilla è sempre domenica"), ha già iniziato a mangiare "la fettina", crea le atmosfere con un famoso Brandy, si veste meglio con Lebole, cura la sua persona, la sua casa, perfino troppo la sua auto (vere manie di gadget), e ha iniziato a spendere anche per acculturarsi. Infatti ....


L'alta scolarizzazione degli ultimi due quinquenni fa innescare l'emergente mercato  dell'editoria. Ed è quasi una rivalsa dai secoli "bui" appena lasciati alle spalle. Infatti con 350 lire, questa volta dal giornalaio, l'italiano si porta a casa gli Oscar, i grandi libri della letteratura internazionale, da Proust a Balzac, da Hemingway a Kafka o quelli più nostrani, e legge molti giornali. Si tocca (in rapporto alla popolazione) il massimo storico della lettura. E' la generazione, quella degli anni dal 1965 al 1975, che ha letto più di ogni altra.


La Televisione non e' di meno nel proporre cultura: infatti sforna il 10,4% di trasmissioni culturali, il 6,9 di Teatro, il 2,1 musica sinfonica e lirica, solo il 9,0% di film, il 7,7% per ragazzi, e solo il 7,2% per rivista, varietà e musica leggera. Il tutto pari al 43,3%. Il resto: 19,6% programmi scolastici, il 28,9 informativi, 8,2% altro. La pubblicità occupa solo lo spazio di alcuni minuti, ha un preciso palinsesto e non è affatto invasiva, anzi le scenette sono dei piccoli capolavori, che solo nel finale rivelano il prodotto reclamizzato.


Perfino nelle trasmissioni leggere, c'è cultura, ci sono cantanti francesi, tedeschi, spagnoli di grande spessore. Il "pluralismo" canoro europeo rimarrà, però, solo un ricordo. L'Italia si chiuderà nel provincialismo ed edificheremo tanti "muri" nei vicini confini, da dove non scenderà più nulla. Nel 2000 solo un italiano su cento e' in grado di dire il nome di due grandi artisti che vanno per la maggiore in Francia o in Germania, tanto per restare nei Paesi europei confinanti.


Il mondo e' turbato dalla guerra violenta e brutale in Vietnam. Per i più giovani, che magari non ne hanno mai sentito parlare, basti dire che morirono due milioni di persone, e che i bombardamenti americani furono tre volte di più che su tutta l'Europa e l'Asia durante la Seconda Guerra Mondiale. 14 milioni di tonnellate di bombe su un territorio grande come l'Italia. Per questa immane tragedia e dopo l'attacco in febbraio degli USA al Vietnam....


Paolo VI, va all'Onu. Si presenta come un "esperto di umanità", e lancia l'accorato appello "mai più guerre". Ma fuori nel frattempo (e contemporaneamente) il Cardinale Spellman benedice e fa i discorsi alle armate che stanno partendo per il Vietnam con il Napalm stivato nelle navi.


Ai 360.000 non entusiasti partenti, SPELLMAN predica "Gli Usa combattono una guerra santa, e voi state servendo non solo il vostro Paese ma state servendo Dio; Voi state difendendo la causa di Dio". Se aggiungeva "Dio lo vuole!", tornavamo al 1099, al primo grido delle Crociate.  Infatti....


Non solo la generazione beat americana non afferra, contesta, fa marce della pace; ma perfino i seminaristi di Verona sconcertati scriveranno al Papa per questa contraddizione; quelli del Maritain di Rimini faranno altrettanto "ma cosa, siamo ritornati alle crociate di infausta memoria e al patriottismo di cattiva lega con la benedizione delle armi e dei gagliardetti? Non eravamo tutti Popolo di Dio?". Nulla da fare, la carneficina della "guerra santa" continuerà fino al 1975. E fra le due date in Italia salirà il "dissenso cattolico", con Don Milani, Don Mazzi e altre comunità. Mentre in America gli stessi americani si interrogano sul prestigio Usa, che di fronte al mondo sta sempre di più calando.


Nel resto del mondo:

  • Sta scoppiando la RIVOLUZIONE CULTURALE IN CINA
  • La FRANCIA entra nel vortice della spirale del terrorismo algerino
  • ERNESTO "CHE" GUEVARA lascia Cuba, e parte per la rivoluzione in Bolivia.
 
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